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Dibattito interno
 


             

      


  

 


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8 ottobre 2005

Primarie o proibitive?

Segnaliamo questo intervento del blogger "sonolaico" che, prendendo spunto da un editoriale del direttore di "Liberazione", prova esaminare luci ed ombre di questo controverso esperimanto di democrazia partecipata.




permalink | inviato da il 8/10/2005 alle 12:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


5 ottobre 2005

Dichiarazioni di voto e previsioni.

Proponiamo due post di "francescoblog"sull'argomento delle primarie e del sistema elettorale.
Pur considerandosi vicino alla Sinistra radicale, "francescoblog" spiega perché votera per Romano Prodi alle Primarie.
Interessante l'analisi della situazione che potrebbe venirsi a creare all'interno della coalizione di centrosinistra se la riforma elettorale proposta dalla maggioranza dovesse passare.
Buona lettura.




permalink | inviato da il 5/10/2005 alle 10:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 settembre 2005

Luce alla fine del tunnel o precipizio?

Il bloggger "Mietzsche" si interroga sui possibili effetti delle elezioni primarie sulla coalizione di centrosinistra. Leggete qui il suo intervento.
Mietzsche segnala inoltre questa iniziativa.
Buona lettura.




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2 settembre 2005

Una domanda necessaria.

Continua il dibattito sul tema dell'unità della Sinistra radicale.
Proponiamo qui l'articolato ragionamento del blogger "rockerduck", che in suo recente post ripercorre la storia delle idee socialiste nel secolo appena trascorso, e pone una domanda:"Quale è l'obiettivo a cui mira l'unità della Snistra radicale"?
Buona lettura.




permalink | inviato da il 2/9/2005 alle 14:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


27 agosto 2005

Il motore delle primarie comincia a girare.

Proponiamo queste considerazioni del blogger "Sonolaico" sulle nuove candidature alle Primarie di Ottobre e sulle problematiche relative alla Unità a Sinistra.
Sta nascendo qualcosa di nuovo a Sinistra, oppure stiamo assistendo alla stanca riproposizione di contenitori vuoti?
Questo contributo è molto utile per farsi un'idea sull'argomento.
Buona lettura.




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22 agosto 2005

Il ruolo della Sinistra nell'Unione.

Il blogger diarioestemporaneo prende in considerazione le diverse opzioni di voto per le primarie di Ottobre e propone alla Sinistra di "osare" di più.
Proponiamo
qui le sue interessanti considerazioni.

21 Agosto 2005

LE DIMENSIONI DELLE PRIMARIE

di diarioestemporaneo

Le primarie del centro-sinistra si stanno configurando come una vera e propria verifica interna all’Unione, una valutazione della forza e del peso di ciascun partito da far valere successivamente, per orientare/condizionare le scelte programmatiche e per conseguire la proporzionale fetta nella spartizione del potere. Da qui una grande incertezza sul ruolo della sinistra nell’Unione.

I DS sono rimasti imbrigliati nel patto di fedeltà a Prodi, che non ha più alcun significato rispetto alle scelte strategiche effettuate dagli altri partiti; Pecoraro Scanio pesca tra i giovani e tra le donne anche a sinistra; i compagni del PdCI e di RC si lacerano a vicenda a causa di conflitti edipici irrisolti e vecchi traumi non superati. Se non scatterà qualcosa di nuovo, le primarie sanciranno un grave indebolimento della sinistra all’interno dell’Unione. Non solo. Impastoiati nella questione delle candidature e sull’esito che ne potrà derivare, la sinistra sta trascurando che intanto comanda Berlusconi, che gli aumenti della benzina rimpinguano le casse dello Stato, rafforzando, di conseguenza, il potere operativo del governo (in termini di politica clientelare).

Le primarie, strumento democratico di partecipazione, potrebbero risultare una pericolosa arma a doppio taglio, perché hanno aperto innanzi tempo una campagna elettorale e, quel che è peggio, l’hanno aperta all’interno dell’Unione, che rischia seriamente di arrivare sfiancata alla campagna elettorale vera.

Tuttavia non possiamo trascurare l’opportunità di rilanciare una discussione politica dal basso, nel nostro piccolo, almeno per evitare che si arrugginisca il cervello.

Meslier
, nel suo post “Il trilemma. Quartum non datur ha sintetizzato alcune domande sviluppandole, in maniera chiara ed originale, secondo le tre dimensioni dell’altezza, lunghezza e profondità.

Pensando alla lunghezza, Meslier chiedeva chi votare tra Prodi, Bertinotti, Pecoraro.

Difficile rispondere per chi non ha dogmi, ma solo una grande voglia di cambiamento vero, di equità sociale, di trasparenza e di pulizia. Dovremmo puntare sul “meno peggio”? Beninteso, trovo che Prodi, Bertinotti e Pecoraro siano persone degne e stimabili, ma chi dei tre possiede davvero il carisma necessario per rappresentare, coordinare e guidare una coalizione così complessa?
Io aspetterò sino all’ultimo il/la 4° candidato/a. Al “meno peggio” prediligo il “buono o niente”.

La speranza del buono, rinvia al quesito sull’altezza: se riteniamo sufficienti questi candidati, ossia se crediamo che essi coprano tutte le alternative politiche possibili. La risposta è implicita, ma val la pena esplicitarla: i candidati non sono sufficienti, poiché le donne non sono rappresentate, la società civile non è rappresentata, la complessità del popolo di sinistra non è rappresentata. Gli attuali candidati alle primarie sembrano piuttosto espressione di una cultura obsoleta, partitocratica e maschilista, attenta agli equilibri ed ai giochi di potere, propensa all’auto-conservazione anziché al rinnovamento.

La proposta di ilditonellapiaga
di una donna alle primarie esprime ed interpreta l’esigenza di un superamento di questo modo stantio di fare politica. E i bloggers per le primarie potrebbero determinare una spinta fortemente innovativa. Ora io non penso che l’età anagrafica possa o debba costituire un limite alle proposte. Giacché, escludendo le donne dei partiti (ma perché escluderle?), oltre alla Rossanda o alla Hack, già indicate da meslier, non vedo che una donna in grado di poter rappresentare “tutto” il cielo e non solo una metà , e questa è Rita Levi Montalcini . Io la immagino ben decisa ai “tavoli di lavoro” organizzati da Prodi, a far valere alcuni principi etici universali, oltre che affrontare con competenza e cognizione di causa i problemi che attanagliano il nostro Paese, dall’istruzione alla ricerca, dal welfare alla globalizzazione, dalla legalità alla tutela dell’ambiente e alla pace.

Ed entriamo nel merito della “profondità”, sul cui significato dobbiamo intenderci: si tratta di accordarci per sostenere uno dei tre?

Non credo ci sia tra i bloggers per le primarie qualcuno che abbia tale forza di persuasione. Il nostro piccolo universo mi sembra parecchio variegato. Piuttosto, sarebbe auspicabile concentrare l’attenzione e le energie su alcuni punti condivisi, ricercando all’interno dei bloggers i tratti d’unione. E su questi formulare delle proposte che possano acquisire un valore simbolico: un segnale da lanciare ai partiti della sinistra per far comprendere che la base accoglie le primarie come strumento di democrazia e di partecipazione, ma che non è disponibile ad aprire e chiudere il sipario del teatrino a loro piacimento.




permalink | inviato da il 22/8/2005 alle 13:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 agosto 2005

Il blog comune e le dinamiche di gruppo.

Quando si lavora insieme ad un progetto che si considera importante, il rischio di incomprensioni è molto alto. E' importante tuttavia, riuscire a superare i momenti di stallo, spiegando le proprie ragioni, e ascoltando le ragioni altrui.
Per questo è giusto che gli iscritti leggano
queste interessanti considerazioni del blogger diarioestemporaneo.




permalink | inviato da il 20/8/2005 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


6 agosto 2005

Alcuni motivi per aderire ai bloggers per le primarie

Una riflessione "sul senso del blog per le primarie" ed alcune proposte relative
all'organizzazione interna da parte di
 "
diarioestemporaneo".

SUL SENSO DEL BLOG PER LE PRIMARIE
E SULL'ORGANIZZAZIONE INTERNA


  Ho aderito d’impulso alla federazione dei bloggers per le primarie, prima ancora che avessi un quadro d’insieme del dibattito che si andava sviluppando tra i promotori. Solo due cose mi erano ben chiare e sono bastate per ritenere che l’iniziativa avesse un valore intrinseco, al di là degli sviluppi, e che andasse apprezzata e sostenuta:
1) 
la proposta nasceva  da un gran bisogno di partecipazione politica;
2) T
ale bisogno si esplicava attraverso il blog e diveniva coinvolgente. 

 
Successivamente e con calma, secondo i miei tempi, ho percorso a ritroso  la genesi  della federazione dei bloggers per le primarie, a volte positivamente colpita dalla franchezza e dalla forza delle idee espresse, altre un po’ contrariata dalla riproposizione di vecchi modelli di relazione (gerarchizzazione  interna),  dal politichese stancante, da certo snobismo che “non avvicina”. Il blog per le primarie  potrebbe tendere anche al superamento dei modelli che allontanano la gente dalla politica, per offrire non solo uno strumento di partecipazione, ma un modello alternativo di partecipazione

  La comunicazione attraverso il blog ci consente infatti di osare ciò  che nelle sedi ufficiali della discussione politica non è possibile; qui noi possiamo centrare, concentrare ed ampliare i temi, creare specifici percorsi di approfondimento, far sì che ciascuno possa apportare il proprio contributo e la propria critica. E’ persino possibile tornare indietro, e correggersi.
Il blog, in tal senso, è davvero strumento di partecipazione politica, in quanto accordabile ai tempi personali, flessibile e adattabile ad ogni variazione  e nello stesso tempo trasparente nella sua evoluzione. Tuttavia, non va sottaciuto il rischio di una partecipazione meramente virtuale. Perciò è importante, già in questa fase, chiedersi come tradurre le parole in fatti. Mi piacerebbe che lo  slogan “politica è partecipazione” crescesse e divenisse “politica è partecipazione e azione”. 

  Io penso ad un blog per le primarie che diventi anche un laboratorio d’idee su che cosa debba essere la politica, come allargare la partecipazione e  tradurla in azione. Mi piacerebbe andare oltre il parlarsi addosso, arrivare numerosi ad ottobre, essere parte di una base trasversale nella sinistra, capace di porre in primo piano alcuni obiettivi  unificanti e vitali. Proprio perchè sappiamo che i giochi  sono stati già giocati e le decisioni assunte, mi permetto di osare: le decisioni sono state assunte  escludendo la base, la base si inventa uno spazio e rilancia la discussione. 

  Il senso della discussione sta nel significato del segnale. In questo momento io lo rintraccio nel diffuso (non importa se confuso) bisogno di partecipazione e di coinvolgimento che le classi dirigenti dei partiti non hanno percepito. O meglio, che hanno percepito dopo l’esito delle primarie per le regionali in Puglia, ma che si sono affrettati a stigmatizzare (margherita e democratici di sinistra in testa) per evitare sorprese ancora più sconvolgenti. Questa è la mia opinione, da pensatrice libera, pur essendo diessina nel cuore. 

  E dunque il leader per le primarie del centro-sinistra già c’è, e ce l’hanno imposto; ben vengano  i dibattiti interni all’Unione sugli altri candidati, le iniziative per “consolidare, nell’Unione, una frontiera avanzata contro le tentazioni moderate e neocentriste che sono evidenti nello schieramento di centrosinistra” (si veda l’appello di Pietro Ingrao e Haidi Giuliani per la candidatura di Fausto Bertinotti alle primarie), ma sta di fatto che il tutto passa sulle nostre teste in nome dell’opportunità. Ed è chiaro che ciascuno di noi soggiacerà in nome dell’appartenenza. Tuttavia, non mi sembra secondario, ad esempio, che qualcuno abbia avuto il coraggio di lanciare la proposta di una
donna alle primarie, né è   trascurabile che si sia utilizzato un blog per farlo. Sarebbe surreale auspicare (e lavorare perché l’auspicio si avveri) la presenza di una donna nella  rosa dei candidati-premier? Dobbiamo dare per scontato in partenza l’impossibilità di rilanciare “la questione femminile”, ma anche tante altre questioni, compresa quella "morale", nella sinistra? Io penso di no. Penso anche che non ci manchino gli strumenti affinché le idee che nascono e si sviluppano in questo ambito arrivino a destinazione. 

  Mi sembra invece più complicato organizzarci all’interno, in modo che il dibattito segua un percorso scorrevole e comprensibile, che le diramazioni non portino alla dispersione, evitando ad esempio troppi rinvii sui blog personali con gli inestricabili grovigli. 
  Perciò  proporrei di inviare i post direttamente all’indirizzo di posta elettronica
bloggerprimarie@virgilio.it, di postarli in ordine cronologico d’arrivo (alcuni di noi dovrebbero assumere questo impegno e mantenerlo) senza operare alcuna censura e di trasferirci tutti su questo blog a discuterli. 

                                                                diario_estemporaneo




permalink | inviato da il 6/8/2005 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


2 agosto 2005

Il dibattito interno.

Le articolate riflessioni del blogger meslier danno un'idea chiara e precisa delle tematiche e dei problemi oggetto di dibattito fra gli iscritti alla federazione.
Leggete fino alla fine perché nonstante la lunghezza il post è chiaro e molto interessante.

BLOGGERS PER LE PRIMARIE.
NOTE A MARGINE DELLA FEDERAZIONE

0. Premessa e scuse preventive. Questo post è generato, direi “rizomaticamente”, da
quest’altro di Poverobucharin, fondatore della federazione di bloggers per le primarie. Poverobucharin ha fatto il punto della discussione, riaprendo il dibattito tra i federati, con commenti che pongono questioni interessanti, ed esprimono sentimenti divergenti, che vanno dalla motivata disillusione (che non arretra e non si trasforma in passività) di Soviet, all’entusiasmo meditato e avvolgente di Voceribelle.

Faccio una premessa che io ritengo chiarificatrice. Sono pugliese. Meglio, sono uno di quei pugliesi che ha vissuto la campagna per Vendola. Ero elettore di Nichi anni fa quando era soltanto un candidato di Rifondazione, e lo sono stato alle ultime regionali, gioendo per la sua elezione. Conosco bene, dunque, le virtù delle primarie. 

Le mie considerazioni sulle primarie, che nel suo post Poverobucharin richiamava, sono le seguenti. Chiedo in anticipo scusa per la lunghezza del post e ringrazio i due o tre temerari che arriveranno sino in fondo.

1. Lessico e nuvole. Io credo che tutto ciò che va nel senso di una maggiore apertura alla società civile, ai cittadini, agli elettori, va sempre salutato positivamente. Anche la versione più leggera delle primarie, cioè la consultazione di base per la scelta del candidato alle elezioni (amministrative o politiche, non fa molta differenza), è secondo me già cosa buona e giusta. Credo, però, che un uso più “pesante” di qualcosa di analogo alle primarie, come un’intervento sui programmi (cioè sui contenuti) sia il vero obiettivo che si dovrebbe raggiungere, e a quanto pare pressoché tutti gli aderenti alla federazione condividono questa prospettiva. Incidere su ciò che va fatto una volta al governo, a partire dall’impegno con gli elettori a rispettare il programma, costituisce una forma di controllo democratico dell’operato di coloro che si delegano come rappresentanti di specifiche istanze. Lo scollamento tra dirigenti ed elettori con un istituto di questo genere verrebbe se non superato, quanto meno ridotto. Insomma, un passo avanti della democrazia.


Ora, mi pongo una questione, che già sollevai all’amico Poverobucharin, e che forse può apparire oziosa: questa cosa qui, e cioè la consultazione dell’elettorato su temi come la patrimoniale (volete la patrimoniale, sì o no?), la guerra (siete favorevoli alla guerra, sì o no?), le privatizzazioni (siete favorevoli alla liberalizzazione di risorse pubbliche strategiche, sì o no?), e così via, si può chiamare pertinentemente “primarie”? Non credo sia una mera questione lessicale. Le primarie implicano sempre le “secondarie”, cioè le elezioni vere e proprie, mentre la consultazione programmatica di base (analoga ai referendum), è fine a se stessa (certo: prelude alla votazione in Parlamento, ma quella è un’altra cosa). Il modello ispiratore non è quello americano, ma quello sindacale, cioè la consultazione dei lavoratori: volete che si firmi l’accordo, sì o no? Una consultazione che nessuno chiamerebbe sensatamente “primarie”. Possiamo “americanizzare” anche questa cosa che è indipendente da quella esperienza, che ha pure delle virtù che riconosco, come ho detto sopra? Dicevo, non è solo un ircocervo lessicale. È che io terrei ben distinte le due opzioni, quella programmatica e quella personale. Non vorrei cioè che, come pure è stato proposto nella nostra federazione, si legasse alle primarie del candidato, anche l’opzione programmatica, finendo per scegliere il candidato in base al programma che propone.

Che vuol dire? Vuol dire forse che se vince Prodi io della sinistra radicale devo accettare il suo profilo riformista senza battere ciglio? E questa sarebbe un’alleanza? Il programma, in un’alleanza vera, lo si decide insieme, punto per punto, in una faticosa opera di “compromesso conflittuale”, come dicevo al mio amico Strayker. E invece, scegliere un candidato in base al programma che propone, vuol dire accettare o rifiutare un pacchetto intero. Il che è un’assurdità, perché anch’io radicale posso non essere d’accordo su qualcosa che è proposto dai Verdi o da Rifondazione, così come un “riformista” su certi punti potrebbe essere d’accordo con la sinistra radicale, piuttosto che con i suoi referenti (quanti elettori DS erano favorevoli al tentennamento di Piero Fassino sulla guerra in Iraq?). Dunque, programma e primarie vanno separati. (D’accordo, in Puglia Nichi Vendola per noi valeva non solo come candidato, cioè come personalità politica, ma anche come “variabile” programmatica. Tuttavia, resta che Nichi ha vinto in quanto Nichi, e non come “programma radicale”. In pochi lo avrebbero votato alle “secondarie”, se fosse stato così. Vendola è stato, con la sua differenza, e con la sua sensibilità su certi temi, il candidato di TUTTI).

Ma se programmi e primarie vanno separati, allora, mi sembra giusto non confendere già sul piano linguistico le due cose, chiamando “primarie” ciò che “primarie” non è, rendendo tra l’altro opaca la nostra stessa identità a chi ci incontra sul web, vanificando per certi versi lo stesso (elegante) banner. Se io fossi un navigatore e mi imbattessi in un blog con quel banner, a meno di un post che spieghi la natura della federazione (come quelli che stiamo scrivendo in questi giorni), io che cosa penserei? Be’, vedrei una scritta come “bloggers per le primarie”, un affascinante “politica è partecipazione”, che però non cozza con l’esclusività dell’elezioni dei candidati, senza alcun riferimento alla consultazione sui programmi, e a fianco il simbolo dell’Unione. A me parrebbe un’inequivocabile indicazione di appoggio delle primarie di Ottobre per la scelta del candidato alle elezioni del 2006. Niente di più.

Ora, io mi rendo conto che mutare adesso nome e ragione sociale è cosa difficile e poco sensata, ma continuo a pensare che esplicitare la nostra propensione verso la consultazione della base sui programmi oltre che verso le mere primarie per i candidati (cioè le “primarie” secondo dizionario politico) non sarebbe stato male. Ma come dissi già a Poverobucharin, forse sono solo pedanterie e l’importante è che ci capiamo tra di noi. Forse.

Dunque, il mio dubbio non era (come sembrava emergere dal post di Poverobucharin) sull’uso delle “primarie” per eventuali apparentamenti elettorali o no. A me consultazioni su queste cose andrebbero più che bene, così come tutte le consultazioni su contenuti.

2. Accordi e disaccordi. A proposito delle consultazioni programmatiche, il_dito_nella_piaga ha scritto, a mio avviso, pertinentemente: “Non mi entusiasma, comunque, l’idea di dover fare consultazioni su tutto. Le gerarchie e gli apparati di partito restano comunque un ottimo strumento di governo interno che non merita di essere demonizzato per intero.” Questa osservazione mi permette di specificare come io intenderei le consultazioni programmatiche (o pseudo-primarie). Esse non dovrebbero essere, secondo me, un assillo costante, come il ricorso agli elettori una settimana sì e una no, che determinerebbe svuotamento e disaffezione, oltre che paralisi della stessa pratica di governo. Io credo che queste consultazioni dovrebbero entrare in gioco in caso di disaccordo tra i partiti del centro-sinistra (disaccordi che non sono infrequenti, ma che provocano danni di non poco conto). Se alcuni partiti vogliono appoggiare la prossima guerra di Bush o chi per lui, e altri no, siamo sicuri che basta la conta dei seggi parlamentari? Il fatto che io abbia ipoteticamente votato Ds o Margherita, garantisce che io sia favorevole alla guerra? Io posso aver votato quelle formazioni per varie ragioni, ma ciò non significa che io condivida qualsiasi cosa essi facciano e pensino (come un cattolico che accetta anche gli sproloqui di un papa, se detti ex cathedra). Così, quando le forze in campo dimostrano che non c’è accordo tra loro, è lecito chiedere che siano i titolari di quegli eletti a dire che fare, e cioè gli elettori che in quella maggioranza si riconoscono e da cui si sentono rappresentati (più o meno). Questo non svuota affatto il ruolo degli apparati, ma accentua il controllo democratico da parte dei cittadini (mi verrebbe da dire, del popolo). Anche qui: per evitare che la cosa divenga una giostra ossessiva, si potrebbe trovare un metodo per consentire le consultazioni solo quando una percentuale (non altissima) di parlamentari la chiede. Insomma, si può pensare, fare, trasumanare e organizzare…

3. Prevedibilità e addomesticamento. Detto questo, però, una concessione a Soviet la devo fare. Ci hanno dato le primarie sui candidati perché sanno già come andrà a finire. Ecco, io qui non sono per niente d’accordo con il_dito_nella_piaga. L’esito di Ottobre a me pare scontato per ragioni che ho esposto in un precedente post (Prodinotti ecc.). Anche qui, il fatto che tutto sia scontato non vuol dire che sia inutile, perché queste primarie possono finalmente porre termine alle sterili discussioni organizzative. Ecco la loro importanza, anche nella loro prevedebilità. Ma ripeto, è questa prevedibilità che ha consentito che le si facessero. Lo dico per chi non conosce la storia pugliese: anche in Puglia furono fatte perché si pensavano prevedibili, mica per spirito democratico. Solo che lì (cioè qui) i conti li fecero male. Adesso, anche per il precedente pugliese, i conti se li sono fatti molto bene, e hanno già pronti apparati e movimenti, non vi illudete (del resto, nella sinistra radicale non c’è nemmeno unità sul candidato, come invece c’era in Puglia…). Dunque, le primarie ce le danno perché sono prevedibili, controllabili, addomesticate. Al contrario, le consultazioni programmatiche introdurrebbero fattori di rischio e imprevedibilità molto alti, e comunque un’atmosfera di crisi dell’elite che non a molti piace nel centrosinistra (nemmeno dentro Rifondazione e dopo vi dico perché). Dunque, quelle consultazioni lei avremo difficilmente. Il pessimismo dell’intelligenza (poca, per quanto mi riguarda) mi porterebbe a dire: non le avremo mai. Questo non vuol dire che lottare per esse sia vano. Lottare per qualcosa che si ritiene giusto, a meno che non ci siano compromessi favorevoli verso soluzioni avanzate, è sempre giusto. Sempre. E comunque, al di là del realismo dell’obiettivo, spingere per le primarie “addomesticate”, favorendo comunque un loro successo di partecipazione e discussione, vuol dire lavorare a procurarsi un buon argomento per estendere la pratica anche ad altre cose (appunto, le pseudo-primarie). Ottimismo della volontà (molta, per quanto mi riguarda).

4. Prodi e lo spettro della sinistra radicale. Poverobucharin poi accennava alla necessità di indicare un candidato e punti programmatici. Ecco, la seconda cosa mi piace molto e potremmo aprire una discussione sui contenuti (potremmo magari scrivere ogni tanto dei post, indicandoli nel titolo con una formula di riconoscimento, che so: PER IL PROGRAMMA DELL’UNIONE: BLA BLA BLA, dove al posto di bla bla bla c’è il tema del post con la nostra proposta, senza tema di dire banalità; siamo elettori e questo basta, non serve essere economisti e tecnici: a questo ci pensano gli “apparati”). La prima cosa, invece (indicare un candidato unico per tutta la federazione) la trovo più difficile, perché abbiamo delle ragionevoli divisioni. Io ad esempio in questo momento sono orientato per Prodi, per le ragioni che ho esposto nel post che citavo prima. Continuo a ragionare nel senso di indicare il candidato che esprima la personalità politica più adatta a rappresentare tutti. Non ho mai nascosto che secondo me, come secondo tanti, forse tutti, quel candidato si chiama Walter Veltroni (la cui messa in campo ha la paternità di Barenghi). In sua assenza, ahimé, il nome giusto resta Prodi, e lo dico a malincuore. Bertinotti non rappresenta la sinistra radicale, che vede anche Pecoraro Scanio in lizza. Non solo. Pecoraro Scanio ha ribadito una proposta che i Verdi e i cossuttiani avevano già fatto altre volte: creare una piattaforma unitaria delle sinistre pacifiste e ambientaliste. Rifondazione, per ragioni di egemonia (perché di questo si tratta) ha detto no. Legittimo. Ma allora non diciamo tra di noi che egli rappresenta l’ala delle sinistre. Rifondazione vuole rappresentare solo se stessa e io non voglio un candidato di partito (che sia Rifondazione, DS o Margherita non importa), ma dell’Unione tutta. Sempre che ci crediamo nell’Unione. Siamo liberissimi di pensare ognuno al proprio partito, ma così questa cosa perde ogni senso. E non si capisce nemmeno perché si dovrebbe poi votare un partito che quella coalizione la vuole, eccome. Se non va bene l’Unione, si può anche astenersi dal voto: non sono solo i reazionari cattolici che lo fanno. Ma se si vuole votare a sinistra, si sappia che si sta votando una cosa come l’Unione di centro-sinistra: da Bertinotti a Mastella. (Giusto per non lasciare niente di non detto: io non sono un cossuttiano, e non sono nemmeno un verde. Ho persino militato alcuni anni in Rifondazione Comunista.)

Se poi davvero vogliamo Bertinotti come rappresentante dell’area radicale e al tempo stesso crediamo nelle primarie e nelle pseudo-primarie, perché non spingiamo per crearla quell’area? La maggior parte di noi federati, mi pare, proviene dalla sinistra critica e radicale. Perché non proponiamo anche delle primarie per gli elettori che si riconoscono nella sinistra radicale, chiedendo se vogliono che si crei un unico assembramento delle sinistre oppure che restino i partiti così come sono? Fausto dice che la parola ai cittadini è sempre un’iniezione di democrazia. Bene: secondo voi accetterebbe di buon grado questa consultazione tra i suoi elettori e quelli di altre formazioni di sinistra (compresi alcuni transfughi e bridge-builders interni alla sinistra DS)? Non saprei dire.

5. Unione: sostantivo femminile singolare. E se il candidato fosse donna? Il_dito_nella_piaga ha proposto di fare pressione per un candidato donna del centro-sinistra. Io credo che sia una proposta importante perché infila, per autoctisi, il dito nella piaga in una delle maggiori carenze culturali della sinistra italiana (la stessa che guarda con indignazione perbenistica e al tempo stesso invidia blu ad un governo come quello di Zapatero) e cioè la questione femminile interna alla classe dirigente. Dunque, io saluto con piacere questa iniziativa, per quanto, anche qui, come per le consultazioni programmatiche, non ho molte speranze. Avevo però osservato su un altro blog, che fare pressione affinché ci fosse un candidato donna quale che fosse, mi sembrava un’arma spuntata in partenza, perché generico. All’essere donna, va affiancato un volto, con caratteristiche ben precise, perché il voto non sarà sul sesso, per fortuna, ma sulle qualità. Quello che dunque dicevo era, se davvero si vuole fare anche una battaglia di genere, che si indichi tutti insieme, un nome, e si faccia quello e soltanto quello.

6. Moltiplichiamoci e aggreghiamoci. Giunto alla fine di questo post, mi rendo conto di aver posto troppi se e troppi ma, e di dare dunque un’impressione arrendevole. Spero che non sia così. C’è un unico modo per rendere tutto quello che auspichiamo, efficace. Crescere di numero, diventare una realtà considerevole. Trovo giusto far sapere di noi a chi ci rappresenta, ma credo davvero che siamo ancora un po’ pochini. È vero, siamo una realtà fluida, un nodo comunicativo, ma siamo ancora scarsini: una decina di cittadini. Ho visto Tocqueville, l’aggregator dei bloggers neo-con. Non so come hanno fatto, ma loro ci sono riusciti. Sono una realtà corposa. Dobbiamo continuare il proselitismo, come dice Poverobucharin. Se riuscissimo, poi, a contagiare qualche altra piattaforma, sarebbe ancora meglio. E se facessimo anche noi un aggregator, come mi pare auspicasse Lunadivelluto, sarebbe un ottimo risultato.

Un caro saluto a tutti e perdonate la lunghezza del post. 

                                                                          
meslier




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